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Casi clinici - Il gioco dei desideri
Ti trovi in: Casi clinici > Il gioco dei desideri

Indice degli argomenti:
Introduzione
Anamnesi di "A"
La storia sommersa di "A"
Anamnesi di "G", marito di "A"
Percorso psicoterapeutico

Pubblicazioni:
Pubblicazione sui Vertici

Introduzione
Ho chiamato questo caso clinico "Il gioco dei desideri". L'intervento terapeutico è stato eclettico e "fantasioso". Un intervento diretto e indiretto. Il primo, l'intervento "diretto", è stato messo a punto sulla coppia genitoriale. Il secondo, quello "indiretto" ha visto come protagonisti i due figli. Ma vediamo nello specifico i dettagli della psicoterapia ed i sorprendenti risultati.

Ricordo di aver ricevuto la coppia a tarda sera. I due arrivarono in ritardo giustificandosi a causa del traffico e manifestando un disappunto che sembrava genuino. Annui con un moto di comprensione e gli indicai le sedie per accomodarsi. Queste erano molto vicine ma i due, nel sedersi, le allontanarono distanziandosi. Questo elemento cominciò a darmi la misura della distanza che doveva esistere all'interno della coppia.

Entrambi sedevano rigidamente. La donna si stropicciava le mani nervosamente; l'uomo, le aveva rigidamente abbandonate sulle ginocchia. Entrambi mi guardavano attentamente, quasi dimentichi l'uno dell'altro.

La coppia era singolarmente assortita; lui di media statura e magro; lei poco più alta e obesa. Aveva comunque un volto grazioso con occhi grandi, immensi che esprimevano un'intensa tristezza. Anche l'uomo aveva lineamenti gradevoli; i suoi occhi però rivelavano disagio e imbarazzo.

La coppia mi era stata inviata da uno specialista neurologo che aveva tenuto la donna in terapia farmacologica per un certo tempo avendo riscontrato l'esistenza in essa di una nevrosi depressiva con tendenze suicide. Il collega aveva raccomandato di assumere un impegno psicoterapeutico nei confronti di entrambi in quanto riteneva che anche il marito dovesse essere seguito dal punto di vista psicoterapeutico.

La decisione di consultare il neurologo era stata presa dal marito che vedeva la famiglia allo sbando a causa della nevrosi della moglie e anche ciò che apparentemente funzionava in realtà era frutto della sua nevrosi. Ad esempio riferì che la casa era sempre pulita come uno specchio, con una dedizione addirittura maniacale il che mi fece pensare che nella sua personalità lei avvertisse qualcosa di molto sporco e che andasse accuratamente pulito o addirittura eliminato.

Esordì dicendo loro che avrei rivolto delle domande a ciascuno dei due e che quando l'interrogato rispondeva l'altro doveva restare in silenzio, senza interloquire.

Solitamente faccio questa premessa al momento di interrogare le coppie, per ottenere finalmente che ciascuno esprima liberamente e fino in fondo il suo pensiero o le sue rimostranze.

Mi rivolsi per prima alla donna, per dar modo all'uomo di superare l'evidente imbarazzo nel quale si trovava.

A. esordì dicendo che il suo atteggiamento e la patologia che l'aveva condotta dal neurologo derivava dal comportamento del marito il quale non aveva per lei nessuna forma di tenerezza, ne sessualmente ne affettivamente, che nei suoi rapporti con lei era estremamente sbrigativo e manifestava spesso la sua sessualità masturbandosi in sua presenza, offendendo la sua sensibilità. Ciò aveva creato in lei un atteggiamento di rifiuto verso tutto ciò che poteva riflettersi positivamente sulla coppia, inducendola a trascurare se stessa fino ad ingrassare in maniera esagerata.

Il marito, quando venne il suo turno, giustificò questo suo comportamento rinfacciando alla moglie la sua mancanza di attrattive fisiche: l'eccessiva obesità, la trascuratezza del suo aspetto in genere e da ciò la sua completa assenza di desiderio sessuale e di qui il suo soddisfacimento onanistico. Rimproverava altresì alla moglie la sua eccessiva attenzione per la casa, dove tutti dovevano stare attenti a non sporcare, a non tenere in disordine le cose, il che era causa anche di aspri litigi. Sulla base di ciò che i due si rimproveravano mi convinsi che non era il caso di vedere la coppia contemporaneamente ma di attuare in primo luogo degli incontri di psicoterapia individuale per ciascuno dei due. Ciò anche in base a quanto avevo appreso dal collega neurologo.




Anamnesi di "A"
A. ha 34 anni, sposata da 14 con G. di 38 anni. Hanno due figli, un maschio di 11 anni ed una femmina di 7. A. svolge un'attività part-time in qualità di domestica. Il suo livello culturale è molto modesto (ha conseguito la quinta elementare con difficoltà, ripetendola due volte). E' nata e cresciuta in campagna in un luogo isolato, lontano dal centro abitato. La famiglia versava in condizioni economiche precarie e lei già all’età di sette anni ha iniziato a lavorare in campagna con precise responsabilità, assentandosi molto spesso dalla scuola.

Ha sofferto fin da piccola di carenza affettiva da parte dei genitori e di chiunque altro. Il padre litigava spesso e picchiava con violenza la moglie e le figlie e per questo motivo A. lo temeva. I momenti più sereni per A. erano quelli in cui il padre era lontano di casa per andare a lavorare in Germania dove si tratteneva per alcuni mesi. Era considerata la “Cenerentola” della famiglia e ciò sia perché le due sorelle maggiori a circa 1O anni lavoravano già in fabbrica, sia perché per indole era la più remissiva dei figli. Era sempre spaventata di tutto e di tutti, sottoponendosi ai lavori di casa, della campagna e all’accudimento degli animali. Subendo perfino angherie dalla sorella minore di tre anni.

Tutto questo aveva sviluppato in lei un carattere introverso per cui non socializzava con nessuno, non avvicinava mai gli estranei che occasionalmente frequentavano la casa.

All’età di 1O anni ha avuto il menarca. Arrivò improvvisamente mentre era a scuola. Ne rimase terrorizzata poiché non era informata della sua esistenza. Fu molto abbondante e finì per macchiare anche l’abito, lasciando una scia lungo il pavimento. La maestra imbarazzata, si limitò a dirle che non doveva preoccuparsi e la rimandò a casa. Qui le cose non andarono meglio. La madre confermò l’affermazione della maestra e le fornì un pezzo di stoffa da mettere nelle mutande. A continuò ancora per molto tempo ad ignorare il significato del fenomeno, che si presentava ad intervalli irregolari e con abbondante flusso. Vedendolo comparire con queste caratteristiche, l’attesa rappresentava un vero incubo. La madre, pur non dicendole nulla era conscia dell’irregolarità e dell’abbondanza del ciclo mestruale della figlia, finché un giorno approfittando della presenza del medico di famiglia, gliene parlò. Questi osservò attentamente la ragazza, rilevò l’esistenza di problemi che andavano al di là della disfunzione mestruale e suggerì di farla uscire di casa. Il medico aveva evidentemente notato che alla base dell’atteggiamento della ragazza c’erano problemi che erano legati a fattori di origine neurologica. Fu così stabilito che A. andasse a lavorare in fabbrica. L’esperienza all’inizio fu molto frustrante ed A. si sentiva fuori del luogo e del tempo: non si era mai unita ai suoi coetanei e, come si è detto, la sua esistenza sociale era limitata ai suoi familiari. A scuola non socializzava, era spesso assente per aiutare nei campi e doveva subito tornare a casa per le sue molteplici incombenze.

Comunque si abituò a queste nuove esperienze di vita e tale cambiamento fu rilevato dal padre una volta che rientrò dalla Germania, talché protestò per la sua uscita di casa e fu allora che A. trovò il coraggio per la prima volta di ribellarsi: afferrò un coltello che si trovava sul tavolo dicendo che se il padre le avesse impedito di andare a lavorare, si sarebbe uccisa. Il padre non tentò più di molestarla, evidentemente cosciente che la ribellione costituiva una esasperazione violenta di tutto ciò che la figlia aveva sopportato.

A poco alla volta imparò molte cose, tra cui il fatto che potesse incontrare qualcuno da amare ed essere amata. Come tutte le adolescenti cominciò a sognare incontri con un “principe azzurro” ed a fare “castelli in aria”. Quando aveva 18 anni la madre si ammalò improvvisamente e dopo breve tempo morì. Poco dopo il padre mise al corrente lei e le sorelle che aveva una giovane donna in Germania ed ora che era morta la moglie l’avrebbe chiamata in Italia e sposata. A. ricorda che si ribellò, arrabbiatissima a quel progetto, dicendo che lo avrebbe impedito con tutti i mezzi. Evidentemente il padre ne rimase impressionato al punto tale che non ne parlò più né fece venire la donna dalla Germania.

All’incirca a quell’epoca conobbe G. Fin dal primo momento pensò di esserne innamorata in quanto si sentiva molto attratta da lui anche se non incarnava la persona dei suoi sogni. G. non era né tenero né affettuoso ed A. finì per credere che i suoi sogni fossero soltanto parte di fantasie che non avevano nessuna rispondenza con la realtà. Ciò perché non aveva elementi che le suggerissero l’esistenza reale di ciò che lei sognava mentre la realtà che l’aveva sempre circondata faceva pensare alla inesistenza effettiva dei suoi sogni.

Alla fine, malgrado le sue perplessità, finì per sposarlo e solo dopo anni dal matrimonio si rese conto che i suoi sogni potevano essere realizzati e che la tenerezza e l’affetto che cercava poteva esistere ed essere anche parte di lei. Questa consapevolezza innestò un’altro motivo di sofferenza nella sua esistenza. a questo punto A. non ha più sogni, non ha desideri, tranne quello di mettere fine alla sua misera esistenza.

Cominciò l’autolesionismo, ingrassando a dismisura ed in tal modo esprimeva aggressività non solo nei confronti di se stessa, ma anche del compagno. Anche il modo maniacale con cui teneva la casa rappresentava una forma di aggressività alla quale sottoponeva tutti indistintamente, compresi i figli che finivano per esserne le vittime.



La storia sommersa di "A"
Tutto quanto è stato esposto finora proviene da una serie di colloqui con intervento psicoanalitico mentre ciò che si dirà qui di seguito è stato ottenuto mediante ipnositerapia con regressione di età.

Nel C.B.A., un test psicodiagnostico, A. aveva asserito di aver perso la verginità con un ragazzo di cui non era innamorata e che aveva approfittato della sua totale inesperienza. Questa versione era stata fornita anche al marito. Sentivo che avrei dovuto indagare più a fondo su quell’episodio, che era in contrasto con la sua storia. Un giorno, nel corso di una “abreazione autogena”, il problema esplose all’improvviso. A., che aveva cominciato ad addentrarsi nel terreno della sua infanzia, lanciò un urlo e così emerse in tutta la sua drammaticità uno dei suoi segreti: lo stupro da parte del padre. A. rievocò nei particolari quel primo drammatico evento al quale ne sono susseguiti molti altri. Risultò che il padre aveva approfittato di lei per circa 5/6 anni. come si è detto A. trascorreva molto tempo da sola con lui nei campi e questi erano in prevalenza teatro del suo dramma sessuale; altre volte questi episodi avevano luogo in cantina, altre volte, quando la moglie era assente, in camera da letto. A. disse che subiva terrorizzata gli assalti del padre. Vedremo però in seguito come questa affermazione avesse altri risvolti occulti alla stessa A. rispetto alla versione data.

Un giorno accadde che attraverso l’analisi onirica emersero nuovi ed interessanti elementi. A. raccontò di un sogno:

Mi trovo in un cimitero molto grande, sono venuta a trovare mia madre sepolta lì da alcuni anni. Insieme a me c’è anche mia sorella di due anni più grande. Al centro del cimitero c’è una fontana; sembra antica. Mi avvicino e bagno un telo bianco per pulire il marmo della tomba di mia madre.

Attraverso le associazioni libere approdammo alle seguenti conclusioni. A. ha sempre nutrito dei grossi complessi di colpa nei confronti della madre: in sua presenza si sentiva sporca e colpevole. Ha desiderato tante volte avere una spugna per poter cancellare il suo passato.

Quasi per avvalorare la sua colpa, A. descrisse un episodio appena emerso alla coscienza. Aveva circa 9 anni e tutti in famiglia aspettavano il padre di ritorno dalla Germania. Portò un regalo per lei e per la sorella (quella che aveva visto in sogno) .”Entrambe aprimmo le scatole molto eccitate e vedemmo che contenevano due camicie da notte di tessuto trasparente.” Sia lei che la sorella corsero ad indossarle.” Malgrado le camicie mostrassero interamente il nostro corpo nudo, tornammo correndo da nostro padre tutte eccitate”. La madre era presente. A .riferisce che non potrà mai dimenticare il suo sguardo anche se sul momento non seppe attribuirgli nessun significato. Oggi sa cosa esprimesse quello sguardo: sofferenza, angoscia ed altre cose indefinibili.

A. riferisce ancora di aver sempre pensato che anche la sorella del sogno avesse rapporti sessuali con il padre, anche se non ha alcuna prova. Quel giorno comunque, avevano tenuto lo stesso comportamento seduttivo e si aspettavano dal padre la stessa approvazione.

Il ricordo di questo episodio acuì maggiormente il conflitto di colpa che fino ad allora l’aveva inconsapevolmente accompagnata. Concordai con lei di effettuare alcune sedute di ipnositerapia anche con regressione di età al fine di conoscere meglio quella parte che si era rivelata così importante e fondamentale della sua vita in cui aveva radice la nevrosi di A.

Iniziammo così una prima seduta di ipnositerapia: sintesi del terapeuta.
1) “vedo una luce verde abbagliante che mi impedisce persino di aprire gli occhi. Sono piccola, forse ho 6/7 anni, indosso un vestito che ho anche in una fotografia che conservo a casa. Sono dietro alla porta della cantina in braccio a mio padre. Mi accarezza tutto il corpo e mi sorride: penso che voglia giocare con me. Mi fa il solletico sulla pancia ed io rido. Sento la sua mano che mi tocca in basso, davanti. Non ci bado perché quel posto per me non è diverso dal resto del corpo. Sono contenta che lui mi sorrida perché è sempre burbero e serio, anzi spesso è violento con me e con la mamma e ne ho tanta paura. Un giorno ha minacciato di uccidere lo zio con un coltello perché era morta la loro mamma e lui non aveva voluto vederla, nemmeno in fin di vita. Mentre penso a tutto questo lui continua ad accarezzarmi e sorridermi e nel farlo mi promette di comprarmi tanti balocchi. Non ha mai rispettato le sue promesse ma io ho sempre continuato a credergli”.

Durante la seconda induzione ipnotica A. racconta:
“Mi trovo in cantina, una stanza grande e buia. D’inverno ci teniamo i pulcini di allevamento. Sono tanti; mio padre dice che sono più di 3OO: stanno in una specie di recinto. Una luce abbagliante è proiettata su di loro e mio padre mi dice che serve per scaldarli e per tenerli svegli affinché possano mangiare continuamente. Sono piccola, Ho circa 7 anni. Li guardo incuriosita mentre mio padre mi viene alle spalle e mi circonda con le sue braccia tenendomi stretta. Sento qualcosa di morbido ed umido tra le gambe. Abbasso la testa per guardare, ma lui mi incita a continuare a guardare i pulcini e di non avere paura di nulla. Dice: “Vedrai che non sentirai niente”. Qualcosa entra dentro di me. Sento tanto, tanto dolore e il respiro ansimante di mio padre sul collo, mentre continua a ripetermi di non avere paura. Adesso i miei occhi incontrano i suoi, sono terrorizzata ma lui sorride. Ho voglia di urlare, ma se lo faccio lui smetterà di sorridere e mi picchierà. Devo continuare a farlo sorridere”. Fisso lo sguardo sulla coperta che copre i pulcini: è verde e gialla”.

A questa induzione ipnotica, ne seguirono altre più serene e tranquille, tese ad alleviare e lenire le “ferite” ancora aperte della paziente. Intuivo, però, che ci potesse essere dell’altro in quanto la paziente, nonostante i risultati ottenuti, continuava a mostrarsi molto sofferente e depressa.

Un giorno, senza essere ben conscia di ciò che stavo cercando e nell’intento di conoscere meglio i personaggi di questi tragici episodi al tempo in cui si verificavano, chiesi alla paziente di mostrarmi le foto dell’epoca, se le aveva. Mi portò delle fotografie che mettemmo cronologicamente sistemate e dall’esame di esse mi accorsi che intorno all’età di 12/13 anni una delle fotografie evidenziava una certa obesità caratteristica, non giustificata dal breve tempo intercorso tra le foto immediatamente precedenti e quelle successive. Ovviamente chiesi spiegazioni alla paziente che ricordò che all’epoca aveva riscontrato una interruzione del ciclo mestruale.

Capii che la causa dell’improvviso aumento di volume del corpo, così come la foto mostrava, fosse da mettere in relazione con i ripetuti rapporti sessuali che il padre aveva avuto con lei e che pertanto poteva trattarsi anche di una gravidanza interrotta. Interrogata ulteriormente la paziente aggiunse che al tempo della foto aveva avuto un’improvvisa interruzione del ciclo mestruale per un periodo indefinito, seguita da una perdita abbondante di sangue. Ricorda di aver provato molto dolore e che, recatasi in cantina dove era solita fare i suoi bisogni, aveva espulso sangue coagulato misto a pezzi solidi, che estrasse con l’aiuto della mano. Data la sua ingenuità e ignoranza al momento non dette nessuna importanza all’evento, malgrado le sofferenze che questo le avesse procurato.

Questa rievocazione rivelò alla paziente che si era trattato con tutta probabilità di un aborto spontaneo. Al che essa, come facilmente intuibile, rimase sconvolta dalla sua stessa intuizione ed a mia volta, temendo che nei giorni successivi non potesse sostenere il peso di questo ricordo, telefonai al collega neurologo perché si occupasse di lei mediante un opportuno sostegno farmacologico. Tale intuizione si dimostrò fondata in quanto al successivo incontro la paziente mi riferì che si erano acuite le sue tendenze suicide.



Anamnesi di "G", marito di "A"
G. ha 38 anni, decimo di dodici figli, la sua famiglia era molto povera per cui ha dovuto lavorare prestissimo anche se saltuariamente. Ha una personalità estroversa al di fuori della famiglia e riesce a stabilire un buon rapporto con gli amici mentre l’interazione con le donne è sempre stata difficile o addirittura disastrosa. Infatti, pur essendo stato innamorato più volte non è mai riuscito ad avere una donna a meno che non si trattasse di prostitute. Per questo fatto ha avuto grosse delusioni nonostante che le sue offerte di amore fossero romantiche: scriveva poesie, faceva serenate, ecc.

All’età di 8/1O anni ha visto per la prima volta gli amici che si masturbavano e decise di farlo anche lui. La pratica cominciò a piacergli al punto tale che si masturbava spessissimo, anche più volte al giorno. Quando era ancora ragazzo ebbe alcune esperienze omosessuali. Poiché era sempre senza soldi accettò in un locale cinematografico di masturbare un uomo in cambio di denaro. In seguito accettò pratiche di masturbazione orale che però non gradiva affatto ma gli procuravano più denaro.

All’età di 10 anni faceva dei lavori saltuari e nel contempo frequentava la parrocchia, dove imparò a suonare la chitarra e col tempo sviluppò amore per la musica: mentre suonava dimenticava i suoi guai, la sua timidezza, chiudendosi in un mondo fatto di note e di fantasia.

Fino all’età di diciott'anni evitava le ragazze perché temeva il loro rifiuto. Fu in quel periodo che si imbarcò in qualità di musicista su di una piccola nave.

Al suo ritorno conobbe una ragazza, cominciò ad amarla intensamente le rivelava il suo amore scrivendole lunghe lettere, inviandole i fiori, facendole le serenate. Ma poiché lei restava insensibile, questa esperienza gli provocò una grossa frustrazione ed una Tale insicurezza da non riuscire ad avvicinare più nessuna donna. I suoi rapporti sessuali avevano luogo solo con delle prostitute. Desiderava comunque ardentemente trovare una ragazza con cui sposarsi e mettere su famiglia. arrivò al punto di fare un voto alla Madonna perché incontrasse una ragazza da amare anche se non più vergine.

Nel frattempo A., anche lei desiderosa di trovare un compagno, ma timorosa del fatto di non essere più vergine, nutriva lo stesso desiderio di G. Si conobbero in una pista da ballo. Egli si avvicinò titubante e timoroso per invitarla e con grande sorpresa lei accettò di ballare. Da ciò nacque una amicizia che con grande gioia di G. sfociò nel matrimonio nel giro di poco tempo. A. disse subito a G. di non essere vergine e che l’evento era accaduto con un ragazzo dal quale poi era stata lasciata. G., pur di sposarsi e, fedele alla promessa fatta, non dette importanza alla cosa, si rendeva conto di non amarla e che la sposava perché aveva smania di prendere moglie. Aveva raccontato ad A. il suo timore di non trovare nessuna donna e riteneva un vero miracolo il fatto che lei lo avesse accettato. Completamente ignaro delle più elementari pratiche sessuali, nel rapporto con A. pensava esclusivamente a se stesso e finiva per comportarsi con A. come era abituato con le prostitute. Spesso si masturbava da solo, in presenza di A., senza richiederne o desiderarne l’intervento. A. era molto frustrata a causa di questo comportamento, del tutto contrario alle sue aspettative di un “principe azzurro” e si sentiva come una prostituta. inutilmente tentava di avvicinarsi a lui in maniera seduttiva. Col trascorrere del tempo, rendendosi conto che il marito non provava nessun desiderio per lei, sfogava il suo risentimento, come abbiamo già detto, mangiando e tenendo la casa in ordine perfetto, costringendo tutta la famiglia (nel frattempo aveva avuto due figli) a rigidi e assurdi comportamenti: per esempio al momento di entrare in casa tutti dovevano togliersi le scarpe e indossare delle pantofole di stoffa. G. dovette anche astenersi dal fumare in quanto A. non sopportava l’odore del fumo

Con l’andare del tempo la figlia minore, di appena sette anni, era diventata molto autoritaria nei confronti del fratello maggiore di tre anni e del padre, imitando la madre in tutto e per tutto.



Percorso psicoterapeutico
Il mix umano, comportamentale e psicologico con il quale mi sono dovuta confrontare rappresenta un nodo estremamente complicato a cui ho dovuto far corrispondere un mix di modelli psicoterapeutici.

In primo luogo ho eseguito una psicoterapia analitica individuale ad entrambi indagando accuratamente sulla sfera sessuale ed inserendo nel colloquio clinico elementi di educazione alla sessualità.

Nel nostro dialogo ho utilizzato molti concetti mutuati dalla logoterapia per aiutarli a dare un senso alla loro esistenza ed a cercare nuovi significati nella vita.

Ho insegnato loro, inoltre, alcuni esercizi della psicosintesi. Anna ha utilizzato in maniera particolare quello della volontà per mantenere la dieta poiché una delle sue richieste era di dimagrire.

Ho utilizzato poi l’ipnositerapia per la ristrutturazione della personalità. Per indurli rapidamente all’autocontrollo e alla calma ho insegnato loro il Training Autogeno con inserimento di formule organo- specifiche e intenzionali fino ad arrivare all’autoipnosi.

Con A ho utilizzato una "induzione ipnotica regressiva", per indagare in maniera più approfondita sul suo passato più remoto e, subito dopo, abbiamo eseguitola lettura fotografica.

Dopo questo percorso individuale ho unito di nuovo la coppia per una psicoterapia relazionale e sessuale, particolarmente mirata ad eliminare le disfunzioni sessuali della coppia.

Durante questo percorso sono intervenuta indirettamente anche sui figli con una serie di prescrizioni a loro favore.

Si è rivelato particolarmente interessante il “gioco del desideri”. Ogni domenica, a turno, ogni componente della famiglia poteva esprimere il desiderio di recarsi in un luogo che preferiva. Se qualcuno non era d’accordo, poco male, la domenica successiva avrebbe scelto qualcosa di suo gradimento e dunque si sarebbe rifatto.

Ho chiesto inoltre ai due genitori di iscriverli ad uno sport preferito: V. ha scelto di giocare al calcio e S. ha preferito la ginnastica artistica.
Ho suggerito ancora ad Anna di rivolgersi a qualche studente per aiutare il pomeriggio V. a fare un recupero scolastico. Mentre, al padre di V. ho chiesto di uscire di tanto in tanto con il figlio ed di instaurare con lui un rapporto di amicizia.

Lottate incessantemente per essere voi, perché sarà sempre la battaglia più grande che dovrete combattere, ed è l'unica che valga la pena combattere
E. E. Cummings




Dott.sa Francesca Ceccherini